3M: l'innovazione guida il futuro

Massimo Canevari

New Economy e dintorni: intervista al numero Uno della 3M Corporation, multinazionale impegnata nella ricerca e nella sperimentazione strategica a tutto campo. Un mix di tecnologie innovative, costante valorizzazione delle risorse umane e piani di sviluppo ponderato (con un occhio agli investitori), per navigare con solidità nel mercato globale.

E' un autentico viaggio nel futuro prossimo venturo quello che abbiamo compiuto all'interno dei principali laboratori mondiali di Ricerca e Sviluppo della multinazionale 3M. Non è facile, anche per un selezionato team di giornalisti specializzati provenienti dall'Europa, aver accesso ai riservatissimi "sancta sanctorum" di un gigante come la Minnesota Mining and Manufacturing Company, realtà da 15.7 miliardi di dollari di fatturato, 75.000 dipendenti (quasi la metà dei quali fuori degli Stati Uniti), 40 divisioni di prodotti venduti in oltre 200 Paesi, in 60 dei quali mantiene una sede. Fondata nel 1902, la 3M si rese subito famosa nel mercato degli abrasivi industriali, dei collanti e degli adesivi. Nel 1930, quando il ricercatore Dick Drew regalò al mondo lo Scotch, da allora sinonimo di nastro adesivo trasparente, la Società aveva già aperto la propria produzione al comparto chimico, delle vernici, dei coibentanti e dei solventi, inaugurando una lunga stagione di sviluppo in tutti i settori emergenti, combattuta a colpi di idee e di brevetti internazionali.

Il quartier generale della Società si trova a St. Paul, insieme a Minneapolis capitale del freddo ma ricco e ordinato Stato del Minnesota. In questa "piccola Svizzera", abbiamo incontrato Livio De Simone, Chairman of the Board (Presidente del Consiglio d'Amministrazione e Direttore del Comitato Esecutivo), da molti anni alla guida del colosso mondiale, attivissimo nello sviluppo strategico di materiali e componenti essenziali alle attività tipiche della New Economy. Di chiara origine italiana, madre veneta e padre di Torre del Greco, "Desi" ha affrontato gli argomenti in modo franco e diretto, senza renitenze, anche quando si è trattato di considerare lo "scivolone" di 14 punti percentuali, anno 1997, del titolo aziendale in Borsa (la 3M fa parte delle 30 compagnie che formano l'indice Dow Jones e delle 500 che fanno parte dello Standard & Poor's) a causa della grave crisi dei mercati asiatici, sui quali era molto esposta. "La nostra Società fa dell'innovazione il proprio vessillo -afferma De Simone-, ha un grande futuro davanti e, da sempre, costituisce un solido e tradizionale punto di riferimento per gli investitori, istituzionali e non". In effetti, la 3M fa del business su larga scala in 6 macro sezioni applicative (Industria, Trasporti e Sicurezza, Sanità e Farmaceutici, Ufficio, Elettronica e Comunicazioni, Materiali Speciali) che si diffondono in 34 diverse piattaforme tecnologiche, che spaziano dagli inchiostri alla gestione della luce (l'obelisco di 35 metri che rischiara il Giubileo di piazza dei Cinquecento, a Roma, cambiando colore al variare della luce naturale è frutto della tecnologia 3M), dai tessuti-non-tessuti al packaging, dall'acustica ai processi di radiazione, pellicole e materiali plastici particolari (l'azienda è leader mondiale nelle plastiche, insieme alla Dupont), microreplicazioni, semiconduttori, ceramiche, fibre ottiche, sofisticati software di gestione, componenti di display, pile a combustibile di nuova generazione (utilizzate anche nel cosmo), modificatori di risposta immunitaria e sistemi di individuazione e controllo microbico, studi di biologia molecolare e risonanza magnetica. Fra le "belle" che ci è stato dato di vedere, una pellicola plastica che blocca gli infrarossi, strategica per applicazioni spaziali e militari, ma anche per la moda, visto che i suoi infiniti e preziosi riflessi hanno convinto uno stilista ad utilizzarla per una nuova generazione di capi d'abbigliamento. Oppure, un sistema di sensori volumetrici inseriti nei sedili di un'auto, innocuo perché a bassa frequenza, in grado di decidere se attivare o no l'AirBag a seconda del rapporto peso-altezza-volume del corpo del conducente. La politica rimane quella della diversificazione degli investimenti, puntando sempre sulle aree di mercato emergenti. Per questo, a sentire numerosi analisti statunitensi, dopo l'"incidente di percorso" del '97, il titolo azionario rimarrebbe ancora sottostimato. "Per noi è essenziale conservare la fiducia della clientela, mantenendo al contempo le promesse agli investitori, tenere sempre alta la qualità ed anticipare i problemi per poter essere i primi a risolverli" -aggiunge De Simone-. "Per risparmiare tempo e tenere controllati i costi, lavoriamo molto sull'ottimizzazione delle catene produttive nel rispetto delle politiche sociali e dell'ambiente, nei confronti del quale sappiamo di avere una grande responsabilità. In molte aree ad alto rischio finanziario, ci limitiamo però a produrre nuove idee che concretizziamo in componenti all'avanguardia, lasciando ad altri la realizzazione dei prodotti finiti. Talvolta, quando una tecnologia è già matura, noi lasciamo la mano e passiamo oltre…Il trucco, spesso faticoso, è nel reinventarsi continuamente!". Con questa "filosofia" delle nuove frontiere ed un'alta considerazione delle qualità scientifiche e creative individuali (il 15% del tempo contrattuale di ciascun dipendente -e solo nel Campus di St. Paul ve ne sono 12.000, per una rappresentanza linguistica di 43 diversi idiomi- è lasciato alle personali intuizioni e sperimentazioni, potendo utilizzare in assoluta libertà laboratori e strumenti aziendali), l'accento torna sulle risorse umane. "Strategiche, conclude il Chairman, ben prima di qualsiasi mirabolante tecnologia".


Austin, Texas: la nuova Silicon Valley

Massimo Canevari

Dopo la città-culla dell'azienda, nel nord degli Stati Uniti, siamo andati a curiosare nei nuovi Centri di Ricerca e Sviluppo della capitale del Texas, in un bacino produttivo che ricorda la California...

Nel caldo ed umido Texas, il ritmo è più lento. Nei ristoranti Tex-Mex come nei giganteschi Mall, con centinaia di negozi a portata di passeggiata. Ovunque, tranne che nei nuovi centri produttivi e di ricerca sorti come funghi, ed in gran fretta, negli ultimissimi anni. Siamo ad Austin, seconda città degli USA per tasso di crescita urbana. Qui hanno fatto cerchio comune e trasferito gran parte delle loro più avanzate risorse giganti globali del calibro della Dell Computers, IBM, Motorola, AMD, Samsung. Sono tutti concentrati in pochi chilometri quadrati, in febbrile attività, forse da quando si è scoperto che nella Silicon Valley... non c'è più spazio. Dal 1988 vi è sbarcata anche la 3M, impiantando laboratori a dir poco avveniristici ed assumendo 1.800 persone, in prevalenza giovani. Accanto, il più grande Campus universitario degli States, quello della UT, University of Texas. Dal suo bacino provengono non pochi nuovi talenti, destinati a ricoprire ruoli primari nella New Economy. Incontriamo Edoardo Pieruzzi, sorriso aperto del NordEst italiano, Vicepresidente 3M per l'Europa ed il Medio Oriente e, normalmente, operativo da Bruxelles: "Siamo venuti ad Austin per avvalerci della ricerca comune, interaziendale, in settori spesso delicati e contigui. Abbiamo ridotto le distanze, anche fisiche, fra tecnologie emergenti. Qui, a contatto con tante idee nuove, la mente si apre, in un'area fondamentale per il ricco mercato dei semiconduttori" (2.014 miliardi di dollari, nel mondo, nel solo 1999). "La 3M ha in cantiere ricerche avanzatissime -ha continuato Pieruzzi-, che porteranno a grandi introiti e notevoli progressi scientifici e tecnologici. Per molte di esse, si deve dire grazie proprio ai giovani, alla loro capacità di analisi innovativa ed "alternativa". Da sempre, la 3M scommette sui giovani e, in generale, dà fiducia ai progetti dei propri uomini, anche se non sembrano immediatamente remunerativi. Il grande successo del Post-It, ad esempio, è nato da una particolare esigenza e libera iniziativa del nostro Art Fry, nel 1980 (per la cronaca, chi innova e fa guadagnare l'azienda, o riceve percentuali sugli utili o viene gratificato con promozioni… degne della scoperta, ndr). Il nostro impegno nella New Economy, anche in Europa (che totalizza ricavi netti per 8.800 miliardi di lire, con un utile operativo di 579 milioni di dollari), salirà al 35% entro il 2003, mentre è prevista una crescita fino all'80% del capitale investito nelle nuove piattaforme produttive ad alta redditività". Ogni anno la 3M sforna 50.000 nuovi prodotti e, nel '99, il 10% delle vendite proveniva da ritrovati inesistenti appena 3 anni fa. A proposito di innovazione e capacità di rischiare, ben il 35% dei 50.000 articoli commercializzati nel 2000 sarà una new entry. "Se un giovane ha un progetto ma gli mancano i mezzi, anche economici, conferma Paul F. Guehler, Vicepresidente Ricerca e Sviluppo, può utilizzare una connessione Web e scriverci (www.mmm.com): lo contatteremo ed, eventualmente, saremo noi ad andare da lui". Come dire, il sogno americano applicato alla Ricerca.

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